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* Fonte Wikipedia

Nella prima metà dell’Ottocento, durante il regno borbonico, nacquero a Salerno le prime industrie, per lo più a capitale straniero (svizzero in particolare). Salerno diede appoggio a Garibaldi nel 1860 con nove salernitani che erano nei “Mille” e furono numerose le affiliazioni alle società segrete, come la Carboneria.

Nel 1861, anno dell’unificazione, Salerno era la terza provincia italiana per valore aggiunto pro capite: nel 1877 risultavano sul territorio 21 fabbriche tessili con circa 10.000 operai, e Salerno venne soprannominata “la Manchester delle Due Sicilie”.
Per dare un termine di paragone, si pensi che nello stesso periodo a Torino lavoravano in questo settore solo 4.000 operai. Dopo l’unità avvenne il tracollo di numerose industrie, tra le quali le cartiere un tempo fiorenti.

Nel settembre del 1943, durante la seconda guerra mondiale, la città (e la costa del suo golfo, fino ad Agropoli) fu teatro del cosiddetto sbarco di Salerno: con questa operazione gli alleati accedevano alla costa tirrenica della penisola italiana ed aprivano la strada per avanzare verso Roma. Nel periodo che seguì lo sbarco (dal febbraio 1944) la città ospitò i primi governi dell’Italia post-fascista e la Famiglia Reale in fuga, divenendo di fatto Capitale d’Italia fino alla liberazione di Roma (inizio giugno 1944). In questo frangente si ebbe la cosiddetta Svolta di Salerno, con cui gli antifascisti, la monarchia e Badoglio trovarono un compromesso per un governo di unità nazionale.

Nel 1954 la città fu colpita da una forte alluvione che causò centinaia di morti e nel 1980 risentì anche del terremoto che colpì l’Irpinia.
Il 7 gennaio 2012, nel consueto appuntamento della Festa del Tricolore a Reggio nell’Emilia, la città di Salerno ha ricevuto, durante le manifestazioni conclusive del centocinquantenario dell’unità nazionale, una copia del primo tricolore a ricordo del ruolo di capitale svolto dalla città al termine dell’ultimo conflitto mondiale.